Non stancarti mai di aspettare perchè il giorno più bello della tua vita può arrivare domani.
(Romano Battaglia)



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Viaggio in Oriente

15-02-2018

Dormivamo ospitati nell’unico instabile albergo nel centro del paese. Nel bel mezzo dell’atrio, balbettavano le fiamme in una vecchia stufa nera, la canna fumaria finiva in un metro e mezzo (credo fosse per non perdere nulla dei quel poco di calore) e la CO2, più tardi avrei capito, non era tra i più temibili pericoli. 
Di vera mattina dei ragazzi dinoccolati vestiti di stracci, coperti da troppo grandi eleganti giacche nere, provvisti di un pacco di libri annodati da uno spago, mi incantavano. Mi riportavano indietro nel tempo, quando da bambino, dietro ad un fragile vetro soffiato, vedevo mio fratello maggiore partire con quello stesso pacco di libri sotto il braccio, solo che era legato da un elastico verde. 
Erano gli stessi ragazzi che la sera, con sorrisi grandi come orizzonti, scendevano per le vie innevate infilando le gigantesche scarpe dei padri, come abili sciatori in gara. Per quanto si capiva, la gara era a chi cadeva con più sceneggiata, la giuria erano le risate e il premio risalire di corsa per primo. Potrei perdermi per molte pagine nel raccontare un solo giorno in quel villaggio (ma vi risparmio).
Smarrito cercavo di catturare con la mia macchina fotografica l’anima di dove mi aveva portato quella “macchina del tempo”, che si vendeva come un incredibile “taxi” a gomme lisce, comandato da un omino coperto di tessuto di lana, che ci accompagnava fino ai confini dell’Azerbaigian su strade bianche che solo lui sapeva distinguere nel paesaggio. 
Smarrito osservavo quel mondo, dimenticando il freddo che mi avvinghiava in una nube di vapore, e le donne che uscivano di casa e prendendomi dolcemente per il braccio mi facevano cenno di seguirle. A casa, dentro era caldo, i familiari sorridevano seduti su strati tappeti e mi porgevano del the bollente e profumato. 
Era stato coraggioso e visionario il giovane Tiziano, nel trascinarsi nel lontano Oriente un fotografo nel tentativo di portare a casa quello splendore di anime racchiuse nei tappeti. Si era dato il nome di “Mercante d’Oriente”, era ed è uno straordinario scout ed amante dell’arte, esploratore incontrastato anche di opere straordinarie sepolte dalla povertà. Non lasciava nulla fuori dalla sua osservazione, si faceva sfilare fuori i tappeti più sepolti dal tempo, tra lo stupore dei padroni di casa che, abituati a vendere raffinati tappeti persiani non capivano bene. Per Tiziano il valore stava lì, stava nei tappeti fatti per casa, con gli avanzi, con gli scarti dei maglioni, delle tovaglie e delle coperte, per imporre tutta questa meraviglia nelle numerose mostre che promoveva in Italia. Ma in questo caso, aveva fatto realizzare con antica tecnica disegni di artisti e designer contemporanei, cosa che aveva entusiasmato anche le tessitrici, troppo annoiate dalle più tradizionali produzioni. Pochi, se non nessuno, avrebbero osato investire per provare a portare a casa queste emozioni. Ci voleva solo un visionario come lui.
Calore! Emozione! Umanità! Dolcezza! Fragranze! Bellezza! Pace! Dipinti! Regali dell’umanità!  
La nostra salvezza, per non essere inghiottiti da un mondo incerto fatto di miserie e corruzione, era Hassan, nativo di Istambul, titolare di Pashà di Vicenza, il nostro diplomatico lasciapassare. Anche lui scout che spesso ha affiancato Tiziano nelle sue imprese. Ed è fantastico, se non unico, vedere due “concorrenti” che sanno collaborare. Certo, non siamo a livelli comuni!… Era grazie a lui che potevamo spingerci così all’interno nei pacifici villaggi tra le lontane montagne. 
 
Ma venne un giorno, il giorno dopo la nostra partenza, in cui un’incursione militare avrebbe chiesto il prezzo di 9 anime e di molte lacrime a quel paese. E di molte lacrime e sangue è intriso tutto lo sterminato territorio che va dal Golfo all’alta Turchia e oltre, dove - mentre scrivo, mentre leggi - un genocidio sta  sterminando i loro sorrisi liberi e larghi come orizzonti, dove gli aerei americani russi o alleati e anche armati, per nutrire il nostro amato pil, scaricano miliardi di euro di armamenti per tramutare sorrisi e pace in urla di dolore e distruzione.
 
Hitler in 12 anni di sana filosofia nazista, razzista, in 12 anni di autarchia, dopo aver azzerato la disoccupazione, fatto esplodere il debito pubblico e fatto vivere i tedeschi nel lusso, fu costretto a cercare le risorse nella sconvolgente tragedia chiamata Seconda Guerra Mondiale. 
L’autarchia oggi rievocata da Trump, il riarmo atomico che rompe il buon processo di denuclearizzazione, il delirante “America First” così apprezzato da Salvini e che attira vistosamente le simpatie di Grillo, il debito pubblico che sta superando quello del 1940, il lusso e l’azzeramento della disoccupazione, il dichiarato disprezzo per i paesi poveri. 
Siete davvero così sicuri che lo risolveranno “SOLO” con il sangue d’Oriente? 
Io no. 
Se questi personaggi ottusi ingrassati solo da ignorante cattiveria popolare continueranno la loro marcia di conquista, l’intero pianeta è di fronte ad una possibile distruzione. 
Esagerato? 
NO, se considerate che la più grande e solida democrazia al mondo è condotta da uno squilibrato eletto solo per la sua promessa di cambiamento. 
NO, se si considera che gli Stati Uniti possiedono 6.790 testate nucleari (ufficialmente) contro le 300 della Francia e 215 dell’Inghilterra, ma è solo un esempio. 
Come sono un esempio di ottusa cattiveria, le persone che prive di capacità di confronto e di argomentazioni, dotate solo di rabbia da stadio, tentino impotenti di insultarmi per i miei pensieri!
Come se l’uomo avesse sempre bisogno di fare del male agli altri per provare a se stesso di essere vivo e provare a contenere il disprezzo per se stesso, guardate i profili di chi mi lancia gli insulti e capirete meglio la radice di questa interpretazione!
 
 
Una tessitrice nella sua casa sta seguendo un disegno di D’Orazio per realizzare il tappeto
 
Tessitrici all’opera in un piccolo laboratorio
 
Ragazza che apprende i segreti della tessitura fatta a mano
 
Donna che stende i panni, le donne sono le vere protagoniste del tempo di pace, gli uomini del tempo di guerra
 
Mercatino del pesce lungo le vie
 
La vista di un paese incontrato durante il nostro viaggio
 
Vita nelle strade di Erzurum
 
Il veicolo più usato nei remoti monti della Turchia a quei tempi
 
Ogni volta che si apriva una porta il gelo entrava come vistoso vapore
 
Un ragazzo che scende “sciando” lungo le strade con le scarpe del padre
 
Un momento di danza sufi
 
Foto ricordo con l’orso a Istambul, cose che oggi non si vedono più