Non è importante quanto aspetti, ma chi aspetti!
(Tony Curtis)



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La meraviglia del mio lavoro, forse non la racconto abbastanza…

14-12-2016

Non manca mai occasione a Simone Micheli per raccontare l'aneddoto che ci fece conoscere, così non posso che partire da questo nel raccontare la lunga amicizia che ci lega da decenni. 
Erano le prime edizioni di “Abitare il Tempo”, una nuova emergente formula espositiva di mostre nata a Verona e figlia del fervente successo del pieno sviluppo del design. Io ero intento a fotografare le mostre e Simone richiese la mia attenzione sulle sue opere. Era, infatti, consuetudine di tutti cercare di coinvolgere il fotografo nel documentare i propri pezzi. 
A quel tempo eravamo noi fotografi con buone immagini e giornalisti con libera scelta a determinare il successo di qualcosa o qualcuno. Fu solo molto più tardi che i giornali decisero di affidare questa scelta non più al più meritevole ma al miglior offerente, cioè solo a chi era in grado di pagare con la pubblicità. 
Simone, che in quanto a “buttarsi avanti” non è secondo a nessuno, prese l’iniziativa. Visto il nostro ritmo di lavoro, pensò bene di portarci un caffè. Apprezzai, ma stavo terminando una ripresa e invece di prendere  il caffè bollente, lo lasciai il tempo necessario che Simone si ustionasse. Poi, per senso di colpa, gli feci le foto. 
Da quel momento, un sorriso divertito legò per sempre i nostri incontri. Simone, sempre affiancato dalla sua inseparabile Roberta, ama profondamente il suo lavoro ed è estremamente originale nelle scelte forti, nelle forme e nei colori. Non ha un limite, né limita i mezzi che gli fanno raggiungere lo scopo. Dove non trova spazio, lo crea virtualmente con effetti ottici. Usa la luce come parte integrante dell'architettura, caratteristica rara negli architetti. Le forme sono sicure, la tecnologia sempre aggiornata. 
Ha saputo ritagliarsi una libertà professionale invidiabile costruendo attorno a sè un ambiente di lavoro dotato di una sua autonomia, che lo lascia sempre libero di realizzare. E realizzare lo interessa più di ogni altra cosa e questo, a volte, lo rende simpaticamente pericoloso. 
Crearsi le opportunità di lavoro significa sapersi promuovere, se non lo fai nessuno saprà mai che esisti. C'è chi lo fa velatamente, chi impegna economia, chi sfodera la propria umiltà a più non posso. Lui è originale anche in questo, lo fa con il candore di un bambino, direttamente. Questa posizione promuove una critica da parte dei più invidiosi di eccesso di autopromozione. Divertente è che questo lo lasci totalmente indifferente e non abbia nessuna capacità di rallentarlo, perché crede sempre fino in fondo quello che vive! 
E in questa monografia racconto il suo studio, in uno spazio di tempo che ho ritagliato per lui, nel quale traspare il suo carattere così come ve l'ho raccontato. 
Mi affascinano gli spazi degli architetti: sono il racconto più povero e più vero delle loro vite!


A Simone spetta la componente architettonica, a Roberta quella grafica. 
Entrambi sono personalità forti e sinergiche che racconto in questo ambiente leggero, un angolo di archivio. 



L’ingresso dello studio di Simone Micheli. 
L’armadio è l’intervento che irrompe nella tradizionale struttura solo sbiancata. 
Vi lascio solo immaginare la complessa articolazione dei locali. 



Suggestivi scorci di interni vissuti con un paesaggio fugace di un soggetto per restituire attività e movimento alla scena. 



Un corridoio verso il giardino di sera. 
Lascio il blu profondo così amato nelle scenografie di Simone Micheli.



Queste larghe sedute nel passaggio sono scacchi decisi, come la personalità progettuale di Simone e Roberta.