Aspettare è ancora un'occupazione. È non aspettare niente che è terribile.
(Cesare Pavese)



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La meraviglia del mio lavoro, forse non la racconto abbastanza…

18-10-2016

Tornando a parlare di monografie, una tra le realizzazioni più semplici mi è stata commissionata da Arredoluce, azienda nei pressi di Verona. Semplice perché è stato come giocare in casa. La luce è il più grande e importante contributo all'architettura, come anche della fotografia. 
Se gli architetti lo capissero, farebbero un balzo d'evoluzione importante. Se consultassero esperti come loro o fotografi che come me affidano il 50% del risultato alla luce costruirebbero scenografie affascinanti fatte di niente. Purtroppo il self-made-man impedisce ai più lo sviluppo. 
Un caro amico americano dice sempre che è difficile lavorare con gli italiani. Sostiene che (a ragione) noi italiani siamo ammalati di Leonardite: pensiamo sempre d'esser un Leonardo da Vinci, geniali in ogni materia. 
A dargli ragione, testimonio che spesso ci troviamo davanti a giovani figli o cugini d'impresa o giovani assoldati a poco prezzo dalle aziende che, incapaci di seguire il loro importante lavoro dirigenziale, perdono il loro tempo spiegandoci come usare le luci o fare le inquadrature, portando la qualità del nostro lavoro all'altezza della loro esperienza. 
È uno dei fattori importanti che ha abbassato la qualità, un tempo tanto in auge, del design italiano nel mondo.
Ma non in questo caso! E quindi, in un gioco di poche ore, è stato facile arrivare a capo di una piccola presentazione di grande soddisfazione. 

La luce, intesa nel “venire alla luce”, è stata l'ispirazione che mi ha fatto avvicinare alle affascinanti foto di Anne Geddes (luce a parte), con un’immagine nata - come sempre nasce - da una serie di coincidenze-suggerimento. 
In famiglia, era nato da poco un pargolo e il nonno aveva delle grandi mani. Il destino aveva già abbozzato la copertina nella suggestiva foto di un bambino reso ancor più piccolo e tenero dalla grandi mani del nonno. 
Poi le scenografie non mancano nel loro showroom, perché con la luce ci sanno fare non solo da un punto di vista tecnico, ma anche artistico. Così non mi è restato che catturare la realtà. 
E alla fine un ritratto dei titolari non poteva essere che rappresentato dalla luce, con un tratto forte e lineare tra l'arte e la tecnica proprio come la mia interpretazione della loro realtà.


In un angolo dello showroom ho trovato questa raccolta di prodotti di Stark, designer geniale ed ironico. 
Ho voluto riprendere la sua ironia e dargli vita con la ragazza che punta la pistola.


Immersa negli intensi colori dello showroom, una ragazza è ferma e pensa. 
Il pensiero è l’azione più importante del lavoro. 


Il ritratto dei titolari. 
Determinazione arte e tecnica è il racconto di questa linea decisa che scopre gli occhi come specchio dell’anima. 


Il ritratto di gruppo in un clima futuristico in una delle pareti dello spazio espositivo.