Leopardi ha scritto L'infinito mentre era in coda alle Poste.




loader
x
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.
img

#Traveltelling 08 - Viaggi, purissime emozioni

01-08-2016

Mi trovavo nel tratto di mare che collega le due isole della Nuova Zelanda. La nave sulla quale ci saremmo dovuti imbarcare era ferma in porto, bloccata dal maltempo. Il ritardo superava ormai l'ora quando il comandante decise di partire. Avviso: “parta solo chi se la sente di partire, il mare è molto difficile". “Beh”, ci diciamo, “se la nave parte non partirà certo per una missione suicida” e decidiamo di salire. Dopo qualche miglio  la nave comincia a muoversi, il mare è alto, la gente ride: “tutto qui?” e mangia patatine e beve birra con aria di sfida. In effetti, penso, “gran allarmismo per nulla, avrebbe anche potuto partire prima”.
Siamo fuori dal Sound e mi sembra accettabile, poi all'improvviso la nave sia alza, la mia massa si moltiplica, decuplica per qualche infinito secondo poi più niente sotto i piedi, molti cadono, in breve tutto rotola, la nave si alza e poi ricade impossibile stare in piedi difficile tenersi aggrappati. L’impulso di fotografo. Il fotografo si sente sempre sostenuto dalla sua macchina fotografica e comincia a esplorare dal mirino un mondo che respira come davanti al monitor che ora diventa vero schermo.
Mi dirigo verso poppa. Davvero impressionante, l'enorme nave si immerge completamente  e poi riemerge quasi verticale. Fotografare? Cosa? O sott'acqua o verso il cielo, niente che mi venga in mente per scrivere la tempesta. Prima di essere contagiato dalla gente che scivola nel vomito ormai propagato, cambio rotta, vado verso prua, forse da lì qualcosa posso fare, a prua tutto è più calmo, si viaggia meglio, un po’ meglio. Mi affido alla nave e aspetto l'arrivo in porto. Lo sterminato mare non fa meno paura del tempestoso cielo, siamo un niente nelle tempeste, ma siamo un niente se non conosciamo le tempeste. Vedere la natura tuonare fragorosa nella sua sconfinata forza fa paura, ma affascina e coinvolge e diventa memoria certo di più di una apatica spiaggia soporifera. Il viaggiare non è solo un attraversamento geografico, ma una trasversale conoscenza dell'audacia di questo meraviglioso pianeta, senza queste visionarie paure mi sentirei molto più povero, e la frustrazione di non essere riuscito attraverso i miei scatti a raccontare tutto questo è ben compensata dal costante apporto che queste esperienze sanno imprimere alle emozioni di cui si nutre la mia conoscenza, che si esprime con immagini magari di natura diversa, ma fatte di tutto quello che ho potuto vivere, e quando devo raccontare con le immagini, ognuna di queste  emozioni è un tratto prezioso che mi aiuta a liberare forza e stupore coinvolgente. Nella vita vivo delle scene che vorrei sempre immortalare e che mi sfuggono. Vorrei possedere il potere di strizzare un occhio e provocare un click, ma a volte non si può che immortalare l'attimo fuggente nella propria mente, per poi riversarlo attivo nei tuoi racconti, nelle tue visioni.