Aspettare è ancora un'occupazione. È non aspettare niente che è terribile.
(Cesare Pavese)



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#Traveltelling 3 - Anche in viaggio le foto artistiche sono frutto della fatica

28-06-2016

Tanto per non farsi sfuggire nulla un’occhiata alla meta che ci aspetta è opportuna. Per esperienza, personalmente un’eccessiva sorpresa mi toglie quella dose di freddezza che serve a governare la mia fotocamera, così rischio di tornare con i rimpianti di non aver saputo cogliere il grande spirito del mio viaggio, per quanto si può naturalmente. Se osservo le migliaia di foto che raccontano il Gran Canyon non mi avvicinerò di un millimetro alla sensazione che provo arrivando sulla sua riva e sentendo il silenzio sibilare nel profumo dell'aria, con il vuoto che ti sale a riempire il corpo fino a creare la sensazione che siano i tuoi occhi a immaginare la visione dello sterminato paesaggio che inizia lontano milioni di anni e arriva fino ai tuoi piedi, in quella frazione di secondo che si chiama esistenza. Ecco, raccontare tutto questo non è un istantanea, saperlo raccontare vuol dire fermarsi, ascoltare e capire quali sono le visioni che possono raccontare ciò che senti. 
Molti consigliano di viaggiare leggeri, ma se tu vuoi saper tradurre in immagine una cosa così grande devi sudartela. Una delle fotografie che ho maggiormente usato è una fotografia fatta in banco ottico in mezzo ad un bosco di betulle in Arizona, parlo di attrezzature pesanti, di necessaria meditazione dello scatto, di fatica. Una fotografia rivela un’anima, non si ottiene con i filtri. I magici paesaggi di Ansel Adams fatti in banco ottico 20x25 non hanno nulla a che vedere con uno spettacolare paesaggio ottenuto da un’istantanea che oggi può dare una risoluzione ancora superiore e “photoshoppata”, traspare a chiunque la differenza. Nel vostro viaggio troverete persone autentiche e se intuirete il loro animo le fotografie diventeranno magiche come le vostre visioni, ma non potrete mai mai ricostruire con un falso una vera fotografia. Esempio, se decidete che il vostro racconto fotografico, la vostra immagine racconti di una vita vissuta serena e avete un “modello” che sereno non è mai stato, potete anche prenderlo di spalle con il Gran Canyon davanti ma il vostro scopo fallisce, non ci sarà vita e serenità ma solo tensione instabile, provateci ne rimarrete sorpresi, un’opera racconta sempre anche ciò che è invisibile agli occhi. 
Non fatevi false illusioni, se volete tornare a casa con un buon bottino il mezzo si chiama fatica, con cavalletto, con gli obbiettivi, con il meraviglioso clima di un alba, con camminate che vi portano fuori dai seviziati percorsi turistici. Insomma, per delle buone foto potremmo rendere scomodo il viaggio, e a volte preferisco anch'io abbandonare “il lavoro” e girare macchina alla mano, ma mi serve pensare come penso per non affidare completamente al caso le riprese e cogliere qua e là molte foto carine.
Le foto sono sempre e comunque memoria.

Nella foto: io carico di attrezzatura nel deserto della Namibia