Aspettare è ancora un'occupazione. È non aspettare niente che è terribile.
(Cesare Pavese)



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Leggere la Fotografia: viaggiare, osservare, capire. Luci, suoni e gusti per interpretare interni a misura d'uomo

05-04-2016

Ci sono mille e mille modi di osservare: il racconto che ci viene chiesto di inventare dal cliente attraverso le fotografie non solo si rivolge ad un target, ma lo esprime. Così trovo nel viaggiare il miglior metodo per apprendere un linguaggio visivo universale, per imparare dalle innumerevoli idee del nostro universo che arricchiscono il modo di abitare. La creatività è fondamentale, ma non nasce dal nulla, nasce dagli stimoli incrociati, magri oggetti creati dal nulla come un omino di latta fatto con le lattine ci indica che niente è più grande di un’idea e che la possiamo plasmare con il poco o nulla che ci sta attorno.


Una fotografia oltre ad essere un’idea creativa è una composizione complessa di dettagli, è una apertura a molteplici modi di vedere il mondo che ci circonda attraverso volumi, luci, oggetti, ma quello che bisogna fare è toccare tutti i sensi di chi guarda. Scattare una fotografia imprime il ricordo di un’esperienza nella nostra mente. La fotografia è un appunto che nel fissarsi sulla memoria digitale consolida la nostra stessa memoria, e, se il fotografo incontra un negozio che, per esprimere al meglio l'idea del profumo della natura, ha il pavimento coperto di foglie secche che portano aromi e suoni nello stupore di un visitatore, questo rimane, e nel costruire una fotografia che deve “profumare” quel momento gli verrà incontro guidando la sua mano.


Poi le atmosfere; la gente non immagina nemmeno quanto un fotografo stia a osservare un raggio di sole che riverbera trasportando i colori tutt'intorno, quanto una finestra aperta con il suo bagliore possa scolpire un interno, e una visione incerta e mossa possa dare l'idea dell'aria portata da una buona giornata, e in un dettaglio si possa cogliere il silenzioso relax di un elegante modo di vivere.


Poi gli eventi, le persone, una improvvisa entrata di un “Air crew”  in un albergo , questa fotografia, di per sè banale, mi è stata di aiuto in più di un caso, dove il racconto di un viaggio veniva filtrato dal fascino delle divise di volo di allegri equipaggi, forse senza aver scattato questa fotografia molti racconti non li avrei potuti creare.


Questo è un modo di esprimere, di scrivere messaggi espliciti con le immagini. Se c'è una cosa di cui mi sono sempre pentito è di non avere rubato le scene di corsa, certo, foto che di per sé non valevano nulla, ma che fissavano nella memoria visioni e sensazioni straordinarie. In un albergo di Kyoto, nella hall, c'era una piccola gabbia, dentro c'era un grillo che cantava e con il suo canto animava lo spazio, che rimpianto aver perso quella performance solo perché non c'era una buona luce, avrei portato con me magari scuro, magari sgranato, un ricordo indelebile e in qualche foto lo avrei fatto cantare ancora.