Aspettare è ancora un'occupazione. È non aspettare niente che è terribile.
(Cesare Pavese)



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Giappone, tra gestualità inversa e senso della comunità

01-03-2016

Le meraviglie del viaggiare sono molte, il viaggio stesso è un'esperienza che vorrei non finisse mai. Quel vagabondare che si riempie di “tempo perso” che usiamo in maniera troppo parsimoniosa. La qualità più grande di un viaggio è la scoperta, lo stupore, la trasgressione, il rovesciamento delle regole conosciute e, soprattutto, le nuove prospettive, fonte di conoscenza e capacità di ricerca. Perdonate il mio eccesso di lirica nell'introdurre il racconto di viaggio in uno dei Paesi che più mi sta a cuore, il Giappone.


I pregiati abiti classici giapponesi

Per ogni luogo sulla Terra che visito, cerco di percepire la sua particolarità: in Alaska la natura, in Nepal l'umanità, in Giappone la cultura straordinaria, l'unicità di un Paese sviluppatosi in un'indipendenza singolare, in una storia complessa, troppo complicata per poter essere compresa se non gli si dedica l'intera esistenza. In questi luoghi surreali, ogni regola cambia e si inverte: la chiave per chiudere si gira per aprire, il taxi è libero quando è rosso e se ti dicono "forse" è un "no" secco. Il linguaggio non verbale, che dovrebbe essere universale, qui non ha più significato: se alzi il pollice per dire “ne voglio uno”, loro ti sorridono e si inchinano, ma "uno" non te lo danno; se indichi con la mano "cinque", loro si fermano perplessi e non capiscono o, al massimo, i più poliglotti battono le dita sul palmo della mano. Vi assicuro che alla fine del secolo scorso non era per niente facile viaggiare in questi luoghi, quando le indicazioni stradali non contenevano una sola parola in inglese e nemmeno i numeri corrispondevano alla nostra universale grafica.


Vie secondarie nella vecchia città di Osaka

Appena sbarcato all'aeroporto, quello che ci attende è una sconcertante distesa di costruzioni industriali ed abitazioni, realizzate in continuità come un unico grande organismo in cemento. Ti chiedi che fine hanno fatto gli alberi in quell'intrigo di strade sovrapposte a più piani, dove chi abita o lavora al ventesimo piano vede, oltre alla luce del giorno, il traffico intenso di un'autostrada a pochi metri dal poggiolo. Ma non è un Giappone grigio anzi, è incredibilmente colorato e vivace.


Panorama industriale

Il Giappone è fatto di uomini e donne che credono nella loro società, che vivono e creano ad oltranza. Il Giappone è una realtà esattamente opposta alla nostra: noi siamo un insieme di individualità, loro sono una comunità imprescindibile dove l'individualità è priva di senso. Quando lo tsunami distrusse la centrale atomica di Fukushima, i volontari che prestarono i primi soccorsi sapevano con la massima certezza che sarebbero andati incontro ad una morte difficile. Per questo si offrirono persone ultra 65enni e non si ebbero difficoltà a trovare volontari. Per noi che non siamo una vera "società", questo fenomeno è del tutto incomprensibile e potrebbe addirittura essere irriso.


Tipico giardino giapponese