Se non ci metterà troppo, l'aspetterò tutta la vita.
(Oscar Wilde)



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Fotografia e magia pura: come sfruttare le condizioni avverse

19-02-2016

All'inizio della mia carriera, la migliore fonte di guadagno per pagarmi le attrezzature era realizzare servizi fotografici ai matrimoni. Era una risorsa costante e facile da procurare. Inoltre, era sicuramente molto divertente avere due modelli a disposizione che, almeno per una volta, pagavano invece di farsi pagare.
Ho avuto la fortuna di avere un cugino molto esperto nel settore: ottimo fotografo professionista ed eccellente istruttore che sapeva come affrontare gli imprevisti e portare a termine con successo la cerimonia. Infatti, ai tempi della pellicola, il servizio fotografico matrimoniale era visto in maniera poco favorevole, quasi "antipatica" per la sua essenza: situazione unica, tensione crescente e scatto irripetibile.
In una delle mie prime esperienze, mi sono imbattuto in una giornata scura e terribile, con difficili condizioni climatiche e continui acquazzoni violenti che si succedevano ostacolando il passaggio. Con quelle premesse, il servizio fotografico si sarebbe danneggiato seriamente e ho capito che dovevo fare qualcosa. Ed effettivamente qualcosa ho fatto: ho cambiato punto di vista, ovvero ho pensato che se avessi sfruttato l'avversa situazione meteorologica, avrei ottenuto il racconto di una giornata indimenticabile, unica ed originale. Così è stato e ho prodotto il servizio più bello che avessi mai realizzato, mandando in visibilio gli sposi, ormai rassegnati e pronti al peggio.



A conti fatti, sono le condizioni perfette a suscitare le maggiori difficoltà in fotografia, perché producono effetti scontati che banalizzano il servizio. Invece, le situazioni avverse sono le più produttive perché costringono ad utilizzare l'intelletto, ad uscire dall'ordinario, a cercare il nuovo.
Idealmente, i lunghi tramonti e le luci del nord offrono la miglior base per ritratti e paesaggi. In quella cornice tutto appare semplice e noi, come milioni di altre persone, impugnamo la macchina e scattiamo, ottenendo fotografie straordinarie. Ma mi chiedo, quanto sia davvero meraviglioso uno scatto se assomiglia ad altri innumerevoli. È stupefacente proprio perché condiviso da milioni di persone? O diventa ordinario e fa decadere ogni interesse?



Uno dei fattori indispensabile per realizzare un ottimo scatto è scegliere quel preciso momento in cui si dichiara che "Non ci sono le condizioni per fotografare". A prima vista, magari, non sarà affascinante o soddisfacente, ma osservate bene le fotografie durante l'editing e troverete una sorpresa. Tra mille scatti ce ne sarà uno che vi colpirà: non sarà bello, ma nemmeno banale, non sarà fermo, ma nemmeno inutile. Sarà un'immagine pensata, voluta e differente. Magari non servirà allo scopo del servizio, ma vi offrirà un orizzonte creativo nuovo. Il mio consiglio? Create una cartella con il titolo "Idee creative" dove conservare le vostre ispirazioni, che lascerete decantare per qualche mese o anche anno.

Se un giorno vi troverete in qualche viaggio al sud, lontano dalle perfette luci ideali del nord, pensate "fotograficamente" e lasciatevi ispirare. Dimenticatevi del sole a picco di mezzogiorno, non pensate al pessimo istogramma che scrive la vostra foto, esaltate i contrasti inaccettabili, realizzate ritratti non in asse con l'orizzonte, spostate il punto di vista, sfruttate il rimbalzo della luce, bruciate i bianchi e tenete buona l'esposizione sui neri. 
Avrete con la massima certezza tutta l'invidia dei fotografi del nord. E poi dicono che la fotografia è oggettività... Magia pura, altrochè!