Se non ci metterà troppo, l'aspetterò tutta la vita.
(Oscar Wilde)



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“Fotografare bene è facile”: focus 18

12-02-2016

E adesso?

Adesso che avete le basi, a mio giudizio indispensabili per poter fotografare, urge porsi un altro quesito: che cosa fotografiamo? Se escludiamo le preziose foto-ricordo fatte a figli e familiari durante i momenti conviviali (immortalati solitamente col telefono), come è possibile esprimere quest'arte?

Quando dipingevo, se qualcuno mi avesse osservato mentre preparavo colori, tele e pennelli, si sarebbe addormentato. Capita, è la fase di partenza, dove si attivano i meccanismi ossidati della creatività. Non illudetevi, capita anche nel campo della fotografia.
Quello che serve non è un paesaggio straordinario o una modella stupenda o uno studio attrezzato. Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è già intorno a noi. Dobbiamo solamente imparare a vedere lo straordinario e demolire l'ordinario. Noi siamo unici ed irripetibili, dobbiamo riuscire a raccontarlo, anche se non è facile.
Quando vi troverete di fronte a panorami mozzafiato, sono sicuro che resterete a bocca spalancata e non scatterete un solo fotogramma degno di tale nome.
Quindi, partiamo da quello che ci circonda, dalla base, dalle nostre scarpe per esempio. Fotografiamo le nostre calzature. Al primo scatto capiremo che non siamo nella giusta condizione. Allora illuminiamole con una luce più scultorea, diamogli una dimensione.
Mi ricordo i consigli dei vari focus e so che posso scegliere fotografie verticali, senza continuità, orizzontali, mosse in una direzione, slacciate, armoniche.
Che cosa dicono di me queste scarpe? Mmm, credo di volerle più avvincenti e non ordinarie. Ecco (arriva l'intuizione), curvo in maniera “sentita” il laccio e la scarpa assume un'aria compostamente disordinata (dal laccio, si capisce bene, sono un artista).
Ora devo pensare al fuoco, perché la forma della scarpa si capisce, ma sorge un interrogativo: la voglio tutta oppure evidenzio solo il laccio?
Con la luce creo profondità, stoppando lo sguardo nel buio. Poi ipotizzo uno sfondo chiaro, magari blu-azzurro, così dà il senso della profondità.
Lo sfondo? Il pavimento? Abitudine della scarpa è vivere sul pavimento, ma io non voglio l'ordinario. Sono alla ricerca di un nuovo equilibrio e, guardandomi attorno, trovo una soluzione che era sotto il naso: un libro. Apro una pagina a caso ed incredibilmente il testo parla del mio pensiero. Quell'oggetto mi interessa, allora tralascio la scarpa mentre leggo e la metto in testa.
In un momento emerge la vera essenza della personalità, quindi di istinto scatto. Non è il progetto iniziale, la luce non è giusta, i colori non raccontano, la foto è inclinata ed instabile. Nonostante tutto, però, mi chiedo cosa ne uscirebbe se preparassi una serie di ritratti composti con una scarpa in testa. Sviluppo un processo creativo e trovo nuovi significati agli elementi composti. Mi evolvo e mi fido dell'istinto. Sprofondo in ricordi dimenticati e dalla memoria appaiono i gesti amorevoli di qualcuno che mi allacciava la scarpa. Il mondo si muove attorno e nulla è più scontato. Mi accorgo della disarmonia dell'ambiente e rimedio creando un vortice virtuoso nella stanza che proietta la sensualità della mia scarpa.
Presto farò una mostra di ritratti dove ogni personalità sarà raccontata dalle scarpe. 

Avrei ancora molto da suggerire e raccontare. In questo microcorso di fotografia, ho cercato di coinvolgere ed avvicinare senza sofferenze i lettori al mio mondo artistico, avrei preferito avere un feedback maggiore ma non ho ricevuto domande, critiche o commenti, nonostante i 6000 pazienti lettori. Ora chiudo questo capitolo e mi dedico ad altro.

Lo scatto raffigura il nostro artistico videomaker Daniele.