Leopardi ha scritto L'infinito mentre era in coda alle Poste.




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Mani, intelletto, anima

19-01-2016


Può apparire originale che io sia alla ricerca di un equilibrio. Apparentemente sono molto radicale nelle mie scelte, ma in realtà questo mio essere risolutivo proviene dalla ricerca continua e costante di equilibrio. Chi mi ha insegnato a cercarlo? La fotografia, perché in essa ogni aspetto ed ogni istante fanno riaffiorare l'esigenza primordiale di equilibrio.
Partiamo dalla base.



Mani: le mani di un fotografo sono la sua fotocamera. Perché siano vere mani devono sapere governare lo strumento. Durante uno scatto non devo chiedermi se il diaframma, i tempi, le modalità sono impostate correttamente: devo fotografare e basta. Per fare questo ci vuole molto esercizio e una conoscenza maniacale del mezzo e della tecnica fotografica.

Anima: è un modo poetico per definire quell'intelligenza nascosta, quella che conosce tutto, quella che ci fa ammalare o guarire, quella che percepisce l’impercettibile, quella che scatena forze soprannaturali, quella che matura nei nostri sogni notturni, quella che non dipende dalla nostra volontà, quella che deriva dalla nostra formazione culturale.

Intelletto: è il nostro motore intelligente, analogico e pensante. In esso abita la nostra coscienza, che rende libere o prigioniere le emozioni. In esso vive la nostra razionalità, che controlla istinto ed emotività. Un fotografo travolto dalle emozioni è fuorigioco. Pensate a quante fotografie avete perso di fronte ad un evento infinitamente emozionante. A me è capitato molte volte, ma non c'è nessun rimpianto, solo la consapevolezza di dover affidarsi maggiormente all'intelletto. Dietro la macchina si devono controllare le emozioni. Non esistono amore, paura e rabbia. La macchina fotografica diventa uno scudo e nulla può infrangere questo momento. Nemmeno la donna più bella e sensuale del mondo tocca questo stato e perfino la mia fobia degli insetti volanti svanisce quando mi avvicino ad un calabrone per macro spinte.

La fotografia rappresenta un perfetto equilibrio di questa trinità.
Se usiamo troppo le mani, avremo fotografie eccelse, esposte correttamente e perfettamente a fuoco, ma assolutamente vuote di emozioni.
Se usiamo troppo il cuore, il limite sarà grande, enorme come il limite nella nostra capacità di calcolo. Seguiremo solo tecniche e regole schematiche, dimenticando che stiamo fotografando alla ricerca di comunicare cose nuove.
Se usiamo solo l'anima, saremo presi sempre più dall'emozione che prevaricherà il pensiero razionale e ci porterà al fallimento tecnico. Nulla resterà se non parole confuse per poter raccontare i sogni che, chissà in quanti, capiranno.