Non stancarti mai di aspettare perchè il giorno più bello della tua vita può arrivare domani.
(Romano Battaglia)



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La fotografia e il suo futuro rinnovato

09-12-2015

I mezzi digitali ci mettono a disposizione informazioni e possibilità che non siamo in grado di utilizzare, le nostre capacità e le nostre azioni volontarie restano reazioni “analogiche” e i tempi di risposta di conseguenza sono enormemente superiori al digitale tanto che si sente la necessità di rallentare le possibili operazioni che vengono eseguite con l'ausilio del computer.

Una trasformazione concettuale  nel raccogliere i numerosi dati è inevitabile e in ogni caso va accompagnata, altrimenti presto l'ansia e l'irrequietezza che invadono pericolosamente le nuove generazioni avranno la meglio, creando un mondo di borderline. Il linguaggio sta trasformandosi e necessita di avere informazioni ad alta velocità, diventando un fenomeno sempre più diffuso. La fotografia ritrova in questo spazio un suo valido utilizzo dopo l'introduzione di massa degli smartphone che hanno avuto una diffusione esponenziale  e dirompente.

Oggi tutti siamo in grado di avere uno schermo a portata di mano, cambia tutto, diventa necessario nutrirci di informazioni in maniera esasperata, assistiamo a scene estreme, alle riunioni dobbiamo chiedere di staccare il contatto con lo smartphone e avvertiamo uno stato di ansia dei malcapitati, qualcuno protesta, qualcuno tenta di nasconderlo, è una situazione che necessita di una nuova invenzione altrimenti l'uomo del futuro sarà un essere schizzato con il collo spezzato.

Oggi la fotografia riprende un ruolo fondamentale perché è trasmissione veloce e questo è fondamentale, fornisce dati in pochi secondi per uno sguardo che come il nostro viaggia ad una velocità di lettura in realtà digitale muovendosi in maniera impercettibile all'incredibile velocità che sfiora il millesimo di secondo (questi movimenti hanno un nome scientifico si chiamano saccadi per chi vuole approfondire le mie teorie) è in grado di assorbire dati in maniera sia subliminale sia conscia in qualche secondo, per questo la fotografia prevale ancora sul video che apparentemente attraverso i nuovi mezzi dovrebbe cancellare definitivamente la fotografia.

In realtà il mercato è drogato di consumo di immagini, tanto che si è creato un transito attraverso i supermercati dell'immagine di consistenza apocalittica che vede milioni di immagini vendute a pochi euro tanta è la richiesta.
Un collega che aveva venduto tra le tante immagini alla banca dati la fotografia di un soffione di tarassaco, aveva ricavato da quella banale immagine la bellezza di 3500 € e se pensate che la percentuale dello sbalordito fotografo è piuttosto bassa su un già ridotto costo capite, anche il numero dei download al costo di qualche euro ad immagine è stato davvero impressionante e non è assolutamente un fenomeno isolato.




Nella comunicazione visiva in realtà ci sarebbe bisogno di maggior qualità, ci sarebbe bisogno che la fotografia scrivesse attentamente quei dati che la nostra parte digitale del cervello legge ben attentamente.  Dobbiamo associare l'arte, quella profonda capacità di coinvolgerci se si vuole partecipazione attiva e interesse, le cose non vanno solo viste, ma sentite, un piano di legno riprodotto con la fotografia e un vero piano di legno massiccio si “sentono” non si vedono e il perché non è davvero così semplice da spiegare, mancano ancora molte conoscenze sul nostro comportamento e non sappiamo ancora perché se qualcuno ci fissa da dietro ci giriamo, ma è la nostra vera forza, quella che nessun computer potrà mai rubare. Le informazioni nel web allora devono essere chiare veloci e si vogliono dare in grandissime quantità estremamente economiche.
Il più delle volte quantità e qualità non coincidono, per questo si devono creare tecniche nuove che possano contenere entrambe le soluzioni.

Come è stato per l'inizio del secolo scorso, non più artigianalità ma industrializzazione, oggi va riproposto lo stesso processo in una delle scienze più importanti, la comunicazione visiva. Perché il reale ci attira più del virtuale, infatti se vediamo una cosa allo specchio anche se la visione è perfetta, tendiamo sempre a guardare cosa succede nel reale. Il fotografo è lo specialista che conosce il segreto degli equilibri, che sa come un oggetto è visibile e come un materiale si fa vedere se è ruvido o opaco, trasparente lucido a specchio, o associato, se va illuminato artificialmente per esaltare queste caratteristiche....
Il fotografo che studia la luce e il soggetto è lento, ha un costo importante e affronta in modo tutto artigiano la questione della visibilità del soggetto. Non è più un lavoro accettabile né un costo accettabile. Ma come come rinunciare al fotografo?
La fotografia a 360 gradi per esempio, non è una fotografia, non è nemmeno un video, è una possibilità di riconoscimento elevata per chi è interessato alla scoperta del soggetto.
Appare come una fotografia e si muove solo dietro il nostro comando ed interesse, è questo che la rende un possibile non solo passo avanti nel suo diventare “prodotto di catena” con velocità, economicità e semplificazione conseguente, ma anche un possibile nuovo codice di lettura per il futuro di ogni prodotto.

L'idea che sta dietro alla mia analisi si è concretizzata nella nostra start up Robojob, che è una scommessa con il futuro per ora adottata da pochi. La tecnologia 360 gradi è molto datata e finora era penalizzata da costi elevati e software complessi che solo i professionisti sapevano usare, abbiamo trasformato questo in una applicazione a portata di tutti per farla entrare nella catena produttiva, è “fotografia” industrializzata! Non serve un fotografo entra nei database con il codice del prodotto per aderire al flusso di immagini, le fabbriche pensavano a produrre, il marketing a vendere in due fasi che scompongono la lavorazione, oggi questo pensiero va cancellato e la comunicazione deve far parte, là dove può, del processo produttivo.

Ben altra cosa è la fotografia creativa pubblicitaria, credo che dopo una stagnante incomprensione possa esplodere in tutta la sua forza, già molte autorevoli voci si levano per sottolineare la forza dell'immagine. Se vogliamo raccontare con veloce efficacia abbiamo bisogno di lei, progettata e scritta da professionisti, di per certo non servono le immagini generiche prese dalle banche dati, ma vanno scritte fotografie che non lascino dubbi sul contenuto, scelte non perché “belle” e “pulite”, ma per il loro contenuto.
Alcuni colleghi mi rimproverano la scelta fatta nella “robotizzazione” della fotografia, ma non è questo più il lavoro del fotografo, la fotografia resta scrivere con la luce e poi abbiano fede tutti, è solo questione di tempo per il nostro Paese, per il resto d'Europa il fotografo è tornato ad essere fotografo con tutta l'importanza che gli compete!