Non è importante quanto aspetti, ma chi aspetti!
(Tony Curtis)



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Potere politico e vanità

23-11-2015

Anni fa a Milano, mi ritrovai sbarcato da un taxi di fronte ad un enorme manifesto elettorale azzurro. Rimasi sbalordito nel guardare la locandina di Forza Italia con il potente sorriso ironico stampato nel manipolato viso di Silvio Berlusconi. Rimasi esterrefatto per l'espressione che diceva “guardatemi, sono un uomo di successo con denaro e donne, ora non mi resta altro che diventare il vostro capo e avrò tutto quello che potevo avere, mi basta il vostro consenso e potrete essere miei gregari anche voi come quelli che hanno fatto questa foto e stampato questi manifesti, avrete un posto di lavoro e diventerete ricchi”. Sono queste le esatte parole urlate su uno spazio di 8 metri per 10! Ero attonito, davvero per sentirsi bello stava diffondendo quella campagna a Milano? L'avrebbe vinta, e ne sono assolutamente certo, anche i sondaggi lo dicevano... Se non fosse stato per quella foto.




Il manifesto elettorale di Silvio Berlusconi, leggete bene quel volto che dice “non lavorerò per voi, lavorerete per me”


Quando sento dire che Berlusconi è un grande comunicatore, penso solo a quanto la gente e il giornalismo non ne capisca un granché di fotografia. Una campagna con una fotografia sbagliata non è inutile, ma può essere molto dannosa e questo ne è un evidente caso. Ma non si tratta di un fenomeno isolato, tutta questa classe politica, per quanto ho visto, ha questo comportamento.

Il cosiddetto “politico” si crea un’immagine, esercitando fin da subito la sua dose di arroganza, prevaricando nell’immediato la scelta possibile del fotografo, che magari vorrebbe interpretare, farlo vedere operoso, in mezzo agli argomenti che dichiara di avere a cuore, ma il politico NO! Il politico vuole apparire bello! È chiaramente prima di tutto malato di protagonismo, ama circondarsi di applausi e yesman che offuscano una nitida visione di cosa trasmettere a chi lo guarda, l'elettore.

Non voglio esagerare e confondermi con il qualunquismo altrettanto nocivo, mi limito a parlare della comunicazione, spesso sbiadita da atteggiamenti come questi in quasi tutti i settori. Ho già tentato, per persone che ritenevo capaci di imprimere una forza positiva alla pubblica amministrazione, di spiegare che non era se stessi che dovevano comunicare, ma la positività dei loro intenti. È davvero impossibile, glielo spieghi e loro si girano  e parlano con un altro, ti ignorano, una maniera "carina" per dirti “chi se ne frega, io voglio essere bello”.

Il ritratto può raccontare molto: il volto è una parte essenziale della comunicazione, i muscoli mimici trasmettono con precisione i messaggi e non meno la gestualità, e non si mente facilmente con il linguaggio del corpo, arriva dritto dritto al nostro subconscio, all’istinto, per questo noi fotografi abbiamo sempre difficoltà nel condurre modelli e modelle all'espressione di cui abbiamo bisogno. Così si finisce sempre per cadere in espressioni da selfie... Avrete notato la stretta somiglianza di posa dei selfisti abituali! Nessuna personalità, sono ciò che vogliono apparire. sono l'imitazione costante della bellezza pubblicitaria e niente ritratto. E visto che per privacy ormai le persone non vogliono più farsi fotografare, i ritratti spontanei sono confinati al secolo scorso o a quei Paesi troppo lontani da poter difendere con la privacy, la privacy! Più diventa un’illusione più la gente se ne fa illusione.

Il ritratto fotografico è uno straordinario e sofisticato capitolo della fotografia, una sfida alla conoscenza, un modo di violare l’intimità e rubare l’anima, come pensano molte popolazioni originarie, ma richiede attenzione, pazienza, libertà, parole lontane dagli scintillanti selfie forzati a suon di filtri, ma in fondo, non siamo un po’ tutti “politici”?




Un mio ritratto su lastra 20x25 fatto al grande padre del design italiano, Bruno Munari. Eravamo nel suo studio circondati dalla sua magia; in lui si legge la vita, lo stupore, lo sguardo di chi scopre qualcosa ogni giorno, una vita vissuta nel pensiero positivo, ma il tutto si può leggere anche nei suoi occhi.