Aspettare è ancora un'occupazione. È non aspettare niente che è terribile.
(Cesare Pavese)



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13 novembre 2015, un capitolo buio

17-11-2015

13 novembre 2015: un altro torbido giorno da aggiungere alla storia, a quel secolo che si prospetta come “il secolo del terrorismo”.
L’importante per i terroristi è infrangere i sogni, minacciare il nostro vivere, la nostra filosofia, la storia ed il futuro. Il mondo musulmano non ha vissuto la rivoluzione francese, non ha visto l’illuminismo e la nascita della discussa democrazia, che porta valori veri, positivi e felici tra inevitabili contraddizioni. iIl mondo musulmano è in violenta crisi (il terrorismo è un atto di debolezza!), provocata dal contatto creato dalla globalizzazione che mina valori immutabili da secoli, compresa la schiavitù femminile.

Che non abbia gran simpatia per questo mondo non è difficile da capire, ma la mia non simpatia si estende in genere alla religione, che si è mostrata nella storia grande movente di devastante sintesi. Le religioni si dicono fondate sulla fratellanza, sull’amore e sul perdono, ma tutte hanno combattuto le più feroci e sanguinose battaglie che hanno rallentato l’evoluzione umana bruciando i libri della storia o vogliamo dimenticare le crudeli guerre che hanno insanguinato l’Europa dalle inquisizioni alle feroci lotte tra cattolici e protestanti fino a pochi secoli fa? Le religioni vivono del conforto al nostro rifiuto della morte e tutte conquistano platea promettendo una fede che porta alla vita eterna, divenendo così un rifugio per dolorose perdite o vicinanza alla propria dipartita; è così che le chiese si riempiono di anziani che fanno pace con Dio. Nella religione lavorano molti uomini buoni, mossi da veri e positivi intenti, perle preziose per l’umanità come ad esempio Papa Francesco, ma questo non ci esonera dal pensare e capire, non ci costringe ad una cieca fede.

La religione non è altro che l'ombra gettata dall'universo sull'intelligenza” affermava Victor Hugo. Le stragi compiute in nome di Dio non sono iniziate l’11 settembre. Quello che abbiamo visto a Parigi può essere solo opera di fanatismo religioso: il “credente” a differenza del laico non ha confini, non valuta né le forze né la logica né le conseguenze e nemmeno tiene in considerazione la propria vita, valuta solo la parola di Dio che non ha i limiti della mente umana. È onnipotente. E quel che è peggio è che lo sviluppo, anzi la fine di questa catastrofe filosofica, diventa un circolo vizioso e il terrorismo si trasforma in un  terrore sempre maggiore per le masse e alla fine si contano i morti; in questa guerra musulmana, le vittime occidentali sono solo un importante numero simbolico, ma come in ogni guerra religiosa, i morti dei musulmani sono per stragrande maggioranza musulmani, noi siamo coinvolti solo in maniera collaterale come esempio, non siamo noi le vere vittime. Stanno perdendo il controllo e il potere nel loro territorio, la religione supporta la resistenza dei potenti nel perdere dominio e potere, esercitati nei confronti dei deboli, delle donne, delle minoranze, dei poveri nei paesi che più si sono arricchiti al mondo e che vedono scialacquate le loro risorse territoriali in vergognose esibizioni di potere economico dai califfi e dagli sceicchi, che ben sono supportati dalla loro religione.