Leopardi ha scritto L'infinito mentre era in coda alle Poste.




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A pennellate di luce, il fascino e l'utilità di una tecnica antica

10-11-2015

Riprendo in questo post, un’antica tecnica andata ingiustamente nel dimenticatoio, una tecnica che io ho usato spesso. Originariamente veniva usata dai “fotografi industriali” dell’inizio del secolo scorso per coprire vaste zone con attenta illuminazione, ad esempio l’interno di uno stabilimento, troppo grande per poter essere illuminato senza potenti fari e conseguenti complicate ombre fastidiose. Il fotografo chiudeva il diaframma, si armava di una lampada ed incappucciato di nero faceva il giro dello stabilimento illuminando a dovere ogni aspetto che potesse interessare senza mai girare la luce verso la macchina o interferire con la sua figura tra gli sguardi attoniti per questa incomprensibile performance, succederebbe lo stesso anche oggi.

La pratica è semplice: si calcola quanto deve essere esposto un punto, per esempio “esposizione ideale 3 secondi”, se si vuole scuro si sta 1 secondo sul particolare, se si vuole chiaro 6/10 secondi, senza mai ripassare e il gioco è fatto. Quello che ha di realmente magico questa tecnica è che la sorgente di luce è mobile all'interno della fotografia e può avere “dimensioni” impossibili. Ma non è solo questo, siamo noi soprattutto che entriamo in gioco con la nostra sensibilità, con il nostro spirito e con quella parte di noi che non è il razionale e che è capace di calcolare e far emergere aspetti sconosciuti a noi stessi.

Immaginiamo di applicare questa tecnica ad uno still life, un trionfo di frutta, possiamo illuminare frutto per frutto con la giusta intensità ed esposizione, in base ai colori e alla loro densità, possiamo affondare i neri per come li immaginiamo e far emergere le forme come nessun’altra tecnica concede.

Immaginiamo un nudo, chi ha provato conosce il grado di difficoltà di questo genere, ottenere una frustante schifezza è la cosa più semplice che ci possa capitare, ma con questa tecnica, studiata la posa, possiamo percorrere il corpo creando rotondità, rilievi, scolpendo i muscoli o inabissando oscurità, incrociare gli occhi e conoscere pezzo su pezzo il significato di ogni immobile gesto, come se osservassimo i particolari più attenti e nulla è dato alla distrazione, ordinare “finestre di enormi dimensioni” fino ad ottenere una luce caravaggesca. Così anche per un interno di un ambiente o altri soggetti a fantasia.





Tecnica della pennellata applicata all'ambiente



Una volta mi ero preso un impegno per una mostra su pezzi di design, ma i tempi erano folli, i pezzi arrivavano la sera e il giorno dopo apriva la mostra. La soluzione fu quella di scattare foto in polaroid formato 20x25cm, ma come e dove? Il formato di lavoro è il più impegnativo che si possa immaginare, una macchina fotografica gigantesca, servono diaframmi spinti per avere un minimo di fuoco, in quell’occasione ho usato un diaframma 94, novantaquattro (non è un errore di scrittura). Abbiamo costruito un piccolo set tutto nero, mi sono armato di lampada, poi giù a pennellate di luce e otturatore aperto, il giorno dopo la mostra era pronta e i dettagli ricavati affascinanti.




Un esempio di polaroid 20x25 cm



Provate il “viaggio” fotografico, partirete dall’antico mondo della preparazione della foto unica ed irripetibile, studiata per essere LA FOTOGRAFIA e aprirete un pianeta che non conoscevate e scoprirete molte cose di voi nel bene o nel male (ma non esiste che la conoscenza possa essere negativa). Si tratta di una fotografia che fino all'esistenza della pellicola era proponibile solo a professionisti ben formati, oggi con i mezzi digitali è una passeggiata, una volta superato il tic del click e chissà mai che non diventi per voi una tecnica maestra! In bocca al lupo e se avete bisogno di consigli scrivetemi pure qui sotto, sarò felice di chiarire i tratti lasciati oscuri.