Se non ci metterà troppo, l'aspetterò tutta la vita.
(Oscar Wilde)



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Tra “scherma” e “brucia”, Photoshop e storytelling

03-11-2015

Per molto tempo abbiamo assistito ad accese diatribe che condannavano o esaltavano Photoshop, il software in grado di stravolgere, ingannare, esaltare, distruggere e creare le immagini, ma adesso, che tutto è stato metabolizzato, anche questo strumento ha trovato un legittimo ed indiscutibile spazio nel cervello analogico di tutti.

Essendo noi esseri pensanti, tutti gli elementi di cui Photoshop è composto, sono ispirati al lavoro che si faceva una volta con la camera oscura: scherma, brucia, maschera (...) che erano strumenti utilizzabili da pochi, abili e ricercati artigiani/artisti della camera oscura.



Camera oscura tradizionale


Oggi Photoshop mette a disposizione con facilità strumenti di elaborazione nelle mani di tutti, un tempo invece solo pochi fortunati potevano permettersi una camera oscura e la possibilità di avere un maestro di spessore nell’arte dello sviluppo.  Il mio maestro si chiamava Giulio Ceranto, partito dalla scuola della produzione delle lastre in vetro, con arte tutta zen, sviluppava senza contaminuti e provette seguendo ciò che “sentiva” e con grande abilità muoveva le mani per esaltare le luci sotto l'ingranditore “schermando” e “bruciando” ad arte nel buio profumato di fissaggio della camera oscura.




Le icone della stessa funzione (primaria) in Photoshop


Tempo fa fotografai delle chiavi di produzione di serie, in bianco e nero come richiesto, Giulio sviluppò la lastra e poi ne fece una stampa a grandezza naturale, che finì sul tavolo. Di lì a poco arrivò il cliente, chiedendo se le avevamo fotografate, la copia era sul tavolo in bella vista e la mia risposta fu decisa: “Certo che le abbiamo fotografate”. Il cliente si girò e fece per prendere in mano le chiavi, accorgendosi solo al tatto che non erano oggetti, ma una semplice fotografia. Così perfetto era l'effetto di rilievo che il maestro aveva dato a quelle stampe b/n!

Oggi gli strumenti cambiano e si potenziano, ma perché non raggiungiamo più gli stessi risultati? Ciò che cambia realmente è il ritmo: la lentezza del procedimento che permetteva anche lo studio del soggetto (in questo caso lo studio tecnico massimo della fotografia era restituire la terza dimensione), non è così semplice, una volta possedevamo un gran tesoro e non erano i mezzi, infinitamente più scarsi di oggi, era il tempo di studiare, capire, ispirare, inspirare e respirare.



Per lasciare passare più luce si usava la mano si schermava attorno




Per impedire la luce si costruivano maschere di questo tipo


Per questo oggi non faccio parte della corrente dei tasti abbreviati e preferisco “prendere” strumento per strumento con sufficiente lentezza da permettermi di non bruciare i tempi necessari per “sentire” le immagini che elaboro. E sarà per questo che non mi sento di rubare nulla quando uso gli infiniti elementi che la nuova tecnologia mette a disposizione. Sicuramente mi resta un po’ di nostalgia della mia vecchia camera oscura, di un ingranditore, e quando ne avrò il tempo volentieri farò volentieri un tuffo nel passato, ma Photoshop è un grande regalo contemporaneo. Ora è tutta nostra la scelta di “schermarci” e non “bruciare” il tempo!