Se non ci metterà troppo, l'aspetterò tutta la vita.
(Oscar Wilde)



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Alaska, un viaggio che non si dimentica

27-10-2015

Bretelle e bottoni, vecchi indumenti un po’ sciacquati, sguardi girati e distratti, incedere lento, estraneità e cenni tra i vecchi lupi spettinati, ecco gli abitanti di un Paese che si fa impossibile nell’inverno artico. La prima volta che sono sbarcato in Alaska, sono atterrato tra i soffi dei vulcani con un volo dal Giappone: la pista era bianca come tutto il paesaggio intorno, sembrava di planare sopra una nuvola, se non fosse stato per il vento che ricamava le numerose carcasse degli aerei lungo la pista,  vittime di atterraggi oltre l'estremo. Dalle finestre dell’aeroporto si vedevano goffi addetti imbalsamati da enormi pellicce che manovravano carrelli d’acciaio, e di tanto in tanto cambiavano le batterie che tenevano calde le corazze intorno a loro.




Edifici che si trovano in mezzo al nulla tenuti da abitanti che si godono la solitudine dell’impervio.


Come il vento freddo e le sferzate di ghiaccio, sarei ritornato. Ho compiuto un indimenticabile viaggio estivo, partendo da Anchorage, la capitale. Abbandonando presto Anchorage e infilata la strada per Fairbancks, non esiste spazio abbastanza negli occhi per ospitare un paesaggio sinergico al cielo che si dipinge con varianti improvvise ed imprevedibili, i valichi delle seducenti montagne decorati da fulminee apparizioni di fauna dipinta, le volpi fulve dalla coda lunga e suadente che si rincorrono sui crinali percorsi da avvolgenti nubi, cervi e renne, grizzly sui letti dei fiumi intenti a pescare salmoni che risalgono a costo della vita i fiumi.



Le nuvole si esibiscono in suggestivi ed improvvisi spettacoli.


Una terra scossa dai cercatori d'oro che hanno abbandonato montagne di scavi riversi, miniere e primitive industrie conservate dal gelo a testimoniare una corsa lasciata all’improvviso, qua e là qualche pioniere superstite che non ha mai lasciato il secolo a presidiare le strade come le sale da biliardo.

Ogni tanto un passaggio stretto, costretti a salire in treno con l’auto per superare un passo senza strade e tuffarsi nella storia delle scoperte marittime accompagnati da divertite e ghiotte lontre che scivolano lungo i moli a pancia all’aria, degnandoci di tanto in tanto di uno sguardo. Poi è facile trovare pionieri congelati dal tempo che si imbarcano magari in qualche tranquillo (o meno) rafting lungo i fiumi, in compagnia di qualche americano che divertito dalla tua esotica presenza ti invita a casa sua.