Aspettare è ancora un'occupazione. È non aspettare niente che è terribile.
(Cesare Pavese)



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Giappone, viaggio tra sacro e profano

20-10-2015

In quell'ora di viaggio che separava l'hotel dall'aeroporto, non poteva non sorprendermi quell’enorme piattaforma di cemento, industrie, case, grattacieli, ponti e contorsioni di incroci. Dov'erano finiti gli alberi in quell'isola l'avrei scoperto nei giorni successivi, ma senza risvegliarmi dalla diversità scioccante di un paese che troverebbe giusta collocazione su un altro pianeta, ma che sulla terra originale è nulla di quanto imparato, visto e capito fino al momento dello sbarco su quell'asteroide, ci si può compiacere di una solida esperienza e tutto viene messo meravigliosamente in discussione.



Dietro alle grandi e pulitissime vie si nasconde una vita tradizionale caotica.




Interno di una casa tradizionale giapponese, purtroppo queste geniali abitazioni lasciano sempre più spazio ai moderni edifici e un’intera cultura fatta di attenzioni secolari sta scomparendo.


Come fotografo cerco sempre di raccontare con punti di vista inusuali il quotidiano, il Giappone finisce per banalizzarti, dato che l'originalità diventa il quotidiano scoprire dell'insolito. A me che non son certo di carattere un fotografo di guerra con la capacità di restare estraneo alla scena, non resta che scattare inebetito tra una scena ed un’altra ancora.

Le strade si infilano tra i grattacieli, di oltre dieci piani, e vi è una frenetica corsa di passaggi pedonali che portano fiumi umani sempre composti e copiosi a riversarsi nelle metro o nei treni o infilare i taxi, tutti con passo di gran carriera, tutti concentrati in un sistema che non concede variabili; nemmeno i barboni rifiutano la società in maniera scomposta e alcuni spazi fatti di file composte con cartoni tutti uguali denunciano la loro imperfetta ma sociale presenza.


Da queste strade, da questa enorme piattaforma cementizia unita di fatto in una sola megalopoli Tokyo/Osaka che include la quasi totalità dei 130 milioni di abitanti, possiamo improvvisamente prendere l’inusuale via della campagna: spopolate foreste cosparse qua e là da stupendi vecchi paesi che raccontano un Giappone fatto di lento incedere e tradizioni o credenze inviolate. Potrei raccontare milioni di esperienze e stupefacenti scoperte fatte nei miei innumerevoli viaggi che mi hanno rivelato questo asteroide del Pacifico, dall’estremo nord dell’isola di Okkaido con la sua ammaliante storia della quasi avvenuta estinzione degli Aiunu, storia che avrei da sempre voluto raccontare con la mia fotografia per la stupenda “religione” che ha reso inviolabile la natura di tratti di quella terra; all’estremo sud 3500 km più in là, dove il ritmo si è fermato nell’isola di Amami, in cui tessono seguendo tecniche antiche straordinariamente complesse, ma che dipendono dal tempo atmosferico e fin che piove non si lavora, e i colori delle terre dei vulcani vengono impresse nei tessuti da cerimonia e.....


Maestro giapponese della lavorazione della lacca. I maestri sono guardati con culto e rispetto, ma si stanno estinguendo, ho trovato molti occidentali a  loro servizio per apprendere le antiche tecniche.



La mia conoscenza parte dalla fine degli anni ‘80 e arriva ad oggi e ne avrei molte di storie da raccontare, ma un blog non basta. Vale la pena, oggi che i prezzi si sono globalizzati e una cena non vale più i milioni (di lire si intende) che valeva negli anni ‘90,  che pensiate  seriamente ad un coraggioso viaggio nel Paese del sollevante, viaggio sicuramente difficile e stressante, ma estremamente ricco per i curiosi del mondo no GTV (global turistic village).


Artigiano che trasporta il kozu al fiume, è la pianta essiccata base che serve per ottenere la straordinaria carta giapponese.



Gli ammalianti giardini zen di Kyoto.