Non stancarti mai di aspettare perchè il giorno più bello della tua vita può arrivare domani.
(Romano Battaglia)



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Verità fotografiche: l’immagine come racconto espressivo

14-09-2015

La fotografia è un racconto con un alto potenziale di capacità espressiva. Quando si legge con attenzione ci si accorge che nell'immagine abitano contenuti apparentemente non importanti, ma che possono andare contro il significato stesso che la fotografia vuole esprimere.

Quando si compone una fotografia importante (ad esempio un’immagine pubblicitaria), anche se, a differenza di un render, si nutre di eventualità non completamente progettate ed accidentali, nessun elemento viene lasciato al caso. Quando guardiamo una fotografia cogliamo congiuntamente al senso esplicito, ogni altra informazione o comunicazione per archiviarlo nello spazio delle sensazioni con la stessa greve influenza di un messaggio subliminale. Osservate bene la fotografia di reportage: se l'immagine è costruita con la massima certezza, riesumerete al suo interno più linee in conflitto tra loro e che smascherano il messaggio tema. Allo stesso modo, perché si preferisce un attore o un artista ad un modello? Perché aderisce alla parte ed ogni suo singolo muscolo lo esprime. Diversamente con modelli improvvisati non riusciremo mai a cancellare le tracce del falso, si nasconderà negli angoli delle labbra di un sorriso, nelle falangi piegate di una falsa confidenza come nei piedi che avvicinano gli alluci o spalle ricurve, il tutto con movimenti impercettibili ad un’intelligenza che rimarrà disorientata della propria incapacità di comprendere.

La verità? Se non è fotografia è arte, ma la falsità si riconosce sempre, anche quando non lo sappiamo. Non rileggete, non tentate di capire quello che ho detto, l'avete già assimilato e se rileggerete, sprecherete il senso perché l'ho composto esattamente come scrivo una fotografia.








Ho restaurato una serie di vecchie immagini scoprendo molte cose mai viste. Il restauro è una cosa molto interessante perché si entra nei dettagli invisibili, come per esempio quest’immagine del 1942, spedita da mio padre (con il cappello d’alpino al centro) a casa per comunicare che tutto andava bene.
Erano le nostre truppe di occupazione in Grecia prima della deludente conclusione.
Restaurando, ho notato le mani accartocciate, i corpi contratti e protetti, la goliardia ostentata e la delusione che non voleva essere mostrata.


Maurizio Marcato