Le cose lente sono le più belle. Bisogna sapere aspettare.




loader
x
Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.
Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie.
img

Fotografia: un modo efficace per catturare il tempo

10-04-2015




L’idea di catturare il tempo è una dimensione profonda ed irrisolta dell’essere umano. Uno dei fronti sui quali egli combatte l’unica battaglia che non potrà mai vincere: quella contro la caducità di se stesso e del mondo in cui vive.
Nasce così l’iniziativa dell’artista e filosofo newyorkese Jonathon Keats che ha tutto il sapore malinconico delle famose capsule del tempo. Prima a Berlino e da poco all’Amherst College, in Massachusetts e a Tempe, in Arizona, ha collocato delle particolari macchine fotografiche in grado di scattare foto con un’esposizione rispettivamente di cento anni (nel primo caso) e un millennio (negli altri due). Insomma, il clic finale arriverà nel 3015.
È come guardare a, dentro e attraverso il tempo in diversi modi – ha raccontato Keats durante alcune interviste – la macchina centenaria affronta la relazione con una generazione non ancora nata. E anche il modo in cui una città e il suo sviluppo urbano di cui siamo responsabili la toccherà in ogni modo possibile. Anzi, riguarderà loro più di quanto interessi noi”.





Per scattare queste foto, l’artista ha ideato delle speciali macchine che catturano l’immagine fissa attraverso un forellino impressionando non una pellicola, che non durerebbe per tutto quel tempo, ma nel primo caso un foglio di carta nera e nel secondo uno in oro 24 carati. Mentre l’apparecchio millenario è in rame e ricoperto di strati di vernice in grado di proteggerlo dal trascorrere del tempo. Grazie a questo entusiasmante progetto ne deriverà “un intero film compresso in un singolo, profondissimo fotogramma”.